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Il Blu - tra eclissi e dominio

Il Blu - tra eclissi e dominio

Il blu si fa voler bene da tutti: non vuole farsi notare e al primo impatto sembra un colore umile. Accompagna, affianca, è il colore del mare e del cielo. È così onnipresente che a volte non lo notiamo nemmeno più, ma allo stesso tempo è diventato un colore centrale e simbolico. C’è stato un momento storico nell’antichità in cui era poco apprezzato: solo gli Egizi lo amavano, considerandolo un portafortuna per l’aldilà. È solo molto dopo che il blu riesce a imporsi: oggi sono blu i jeans e le camicie, è il colore della bandiera europea, dell’ONU e dell’UNESCO. 

Forse il motivo del suo iniziale scarso successo è dovuto proprio alla difficoltà di produrre il pigmento. Gli Egizi usavano una tecnica basata sul rame che oggi abbiamo perduto, mentre il lapislazzuli e l’azzurrite erano pietre difficili da reperire. Per i Romani, spesso, il blu aveva una connotazione negativa: le donne dagli occhi azzurri erano considerate di facili costumi, era il colore dei "barbari" e, quando le lingue romanze cercarono una terminologia accurata per definirlo, dovettero attingere a lingue straniere: dal germanico "blau" e dall’arabo "azraq". Anche nella prima epoca cristiana, ai tempi dei Carolingi, i colori liturgici escludevano il blu.

Tutto cambia tra il XII e il XIII secolo grazie a un mutamento di mentalità all'interno della religione cattolica. Nella Cattedrale di Saint-Denis, l’abate Suger fa realizzare vetrate con il blu cobalto e da lì la tendenza si espande. Inoltre, proprio dal XII secolo, con la nascita dell'araldica e l'esigenza di "catalogare" le persone, non ci si può più accontentare dei soli rosso, nero e bianco: entrano così in gioco il verde, il giallo e il blu. Allo stesso tempo la principale promotrice di questo colore diventa la Vergine Maria, la "Regina Coeli" cinta da un manto blu che allude al regno dei cieli. Poiché di blu si veste la Vergine, presto iniziano a farlo anche i re di Francia, imitati dall'aristocrazia. Ciò stimola i tintori a cercare nuove tecniche, portando a importanti conseguenze economiche. Pensate che il paese della Cuccagna, è una metafora che nasce in quell’epoca, quando in Francia con con il guado si producono le coques, delle palle di colore blu. Infatti i mercanti di guado furono così ricchi da pagare all’incirca all’80% della costruzione della Cattedrale di Amiens. 

La tavolozza dei pittori viene nuovamente scombussolata dalla scissione tra Chiesa cattolica e protestante. I pittori riformati prediligono spesso una gamma più sobria e toni neutri: basti confrontare Rembrandt, calvinista, con Rubens, cattolico, o osservare l’opera di Philippe de Champaigne, la cui tavolozza muta insieme alla sua fede.

Nel XVIII secolo, infine, si scopre il blu di Prussia, che permette di diversificare le tonalità scure, e si inizia a importare l’indaco. In Francia, il blu diventa il colore dei repubblicani, in opposizione al bianco monarchico. 

Pastoureau arriva addirittura a definirlo un colore “gattamorta”: non disturba e viene accettato universalmente da tutti. Ci circonda, è il colore delle bandiere, di tutti i paesi occidentali, il colore delle persone per bene che non si vogliono esporre troppo.

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