Il Nero - tra potere e assenza – Venderequadri Skip to content
Il Nero - tra potere e assenza

Il Nero - tra potere e assenza

C'è qualcosa di paradossale nel nero. Lo associamo istintivamente all'oscurità, alla morte, al lutto — eppure è anche il colore dell'eleganza assoluta, dell'autorità, della raffinatezza. È il colore che veste i magistrati e i sacerdoti, ma anche le modelle sulle passerelle e gli intellettuali nei caffè. Nessun altro colore riesce a portare con sé, simultaneamente, tanta gravità e tanto stile. Come ci è arrivato?

Prima ancora di parlare di simboli, vale la pena ricordare che il nero è stato, per secoli, un colore chimicamente ostico. In pittura, un nero davvero denso, profondo e stabile richiedeva materiali rari e costosi — come l'avorio calcinato, magnifico ma carissimo. I neri ottenuti da fuliggine o carbone tendevano a essere instabili, né densi né coprenti. Questo spiega perché, nel Medioevo, il nero fosse poco presente sui grandi formati pittorici: compariva più facilmente nelle miniature, usato con parsimonia come inchiostro. Era un colore prezioso proprio perché difficile.

Fu la Riforma protestante a cambiare tutto. Cercando un'etica visiva dell'austerità e dell'onestà — opposta agli ori e ai colori accesi della chiesa cattolica — i grandi riformatori adottarono il nero come colore dell'umiltà e della sobrietà. Lutero si vestiva di nero. Carlo V anche. Quello che era il colore del peccatore penitente divenne, quasi per paradosso, il colore del potere: giudici, arbitri, ecclesiastici, capi di Stato. Il rigore morale e l'autorità civile finirono per vestire dello stesso colore. Il nero elegante dei nostri abiti da cerimonia è l'erede diretto del nero principesco del Rinascimento — e di quella severa etica protestante che ha plasmato il gusto europeo per secoli.

Quando pensiamo al nero come colore del lutto, lo diamo per scontato — ma si tratta di una convenzione geograficamente e storicamente localizzata. In Asia, il colore del lutto è il bianco: perché il defunto, trasformandosi in corpo di luce, si innalza verso l'innocenza e la purezza. In Occidente, invece, è stata la tradizione cristiana a consolidare il nero come colore del commiato. E anche qui c'è stata una storia di accesso: fino al XVII secolo, solo gli aristocratici potevano permettersi un abito da lutto in nero, dato il costo elevato del pigmento. I contadini avrebbero seguito, lentamente, nei secoli successivi.

Una delle vicende più affascinanti del nero è quella che lo lega indissolubilmente al bianco — non come semplice opposto, ma come complice. La fotografia prima, il cinema poi, hanno costruito un intero immaginario fondato su questa coppia: un modo di vedere il mondo che non è la semplice assenza di colore, ma qualcosa di autonomo, con una propria forza emotiva e una propria capacità di raccontare. I film noir, i ritratti in bianco e nero, le fotografie d'epoca — tutto ciò porta con sé una qualità di verità e di serietà che il colore a volte non riesce a eguagliare. Tanto che oggi, nell'era in cui il colore è ovunque e gratuito, girare un film in bianco e nero è diventato un gesto di stile e di distinzione: il bianco e nero come scelta estetica consapevole, quasi rivoluzionaria.

Nel mondo contemporaneo il nero ha completato la sua trasformazione: è il colore della moda, dell'eleganza urbana, ma anche della contestazione — dalla bandiera anarchica alle uniformi di certi movimenti controculturali. Porta con sé, insieme, la serietà dell'autorità e il margine della trasgressione. È il colore che i bambini usano per disegnare i contorni delle cose, quello con cui si scrive su carta bianca, quello che definisce e

delimita. In fondo, il nero non è mai stato solo il colore dell'assenza. È il colore che dà forma a tutto il resto — e forse è proprio per questo che non riusciamo a farne a meno.

Previous Post Next Post
Chat with us