{"product_id":"gino-parin-senza-titolofiori","title":"Gino Parin - Senza titolo(fiori)","description":"\u003cp\u003eI fiori come soggetto autonomo cominciano a comparire all’interno delle “nature morte”, genere che vede la luce agli inizi del XVII secolo. In seguito l’attenzione dei pittori per il mondo floreale, soprattutto con gli impressionisti, si fa sempre maggiore, in quanto occasione straordinaria per catturare vibrazioni cromatiche e luminose. Così i fiori vengono rappresentati non solo nei vasi, ma anche immersi nel loro paesaggio naturale. Se all’inizio della sua storia era un pretesto per i pittori per cimentarsi in una riproduzione fotografica della realtà, con l’arte contemporanea il soggetto dei fiori diventa anche un modo di interpretare la realtà.\u003c\/p\u003e\n\n\u003cp\u003eIl linguaggio pittorico di Gino Parin fa affidamento soprattutto sulle qualità espressive del colore. La struttura disegnativa e la griglia prospettica vengono completamente scardinate per lasciare spazio alla forza delle pennellate. Tuttavia Parin si tiene ben saldo alla realtà fenomenica, perché anche con le sue pennellate cariche di colore, estremamente dense, riesce a delineare l’essenza dei suoi soggetti dandogli vigore espressivo. In questo vaso di fiori risulta fondamentale l'azione della luce. Infatti tramite l'uso del colore l'artista riesce a connotare il soggetto di vividi riflessi, sia sui petali che sulla superficie vitrea del vaso. Molto suggestivo è l'uso del rosso dei petali, il quale introduce una nota di intenso lirismo.\u003c\/p\u003e\n\n\u003cp\u003eGino Parin nacque a Trieste nel 1876. Il suo vero nome era Federico Gino Pollack. Avviò l’educazione artistica nello studio del pittore triestino Eugenio Scomparini per poi proseguire in quello del veneziano Girolamo Navarra. A 19 anni si recò a Monaco per frequentare l’Accademia dove seguì i corsi di Karl Raupp e conobbe la pittura dei Preraffaeliti, di Lenbach, von Marées e von Stuck. Dal 1910 cominciò a partecipare alle collettive del Circolo Artistico di Trieste. Qui si stabilì definitivamente allo scoppio della prima guerra mondiale. Partecipò alle Biennali del 1921, 1924, 1928 e 1932. Nel 1923 ricevette la medaglia d’oro alla Quadriennale di Torino. In questo periodo il suo stile, dall’originaria impostazione accademica tedesca, evolse verso una personale rielaborazione del gusto dell'Art Noveau. La produzione, incentrata soprattutto su ritratti femminili e pittura d’interni, gli valse la definizione di “pittore delle belle donne”. Deportato dai tedeschi nel 1944, morì nel campo di Bergen Belsen.\u003c\/p\u003e","brand":"Veloccia Mauro","offers":[{"title":"Default Title","offer_id":56217931612546,"sku":"MVEL004","price":600.0,"currency_code":"EUR","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0909\/7065\/3058\/files\/IMG-4322-scaled.jpg?v=1768469663","url":"https:\/\/cjfh11-ee.myshopify.com\/products\/gino-parin-senza-titolofiori","provider":"Venderequadri","version":"1.0","type":"link"}