Renato Di Bosso - Senza titolo
Renato Di Bosso - Senza titolo
SKU:AMOR002
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Caratteristiche
Caratteristiche
Formato: Medio (40-100cm)
Orientamento: Verticale
Descrizione dell'opera
Descrizione dell'opera
L’opera è un bellissimo esempio di arte futurista. Nato e sviluppatosi in Italia nei primi decenni del XX secolo e ispirato dal manifesto programmatico di Filippo Tommaso Marinetti, il Futurismo proponeva l’esaltazione del progresso, la tecnologia, la velocità delle macchine e il dinamismo delle città. Queste linee programmatiche, oltre a determinare il linguaggio artistico dei futuristi, ne determinarono in maniera assoluta anche le tematiche. I soggetti ricorrenti dell’arte futurista sono, appunto, le macchine, delle quali viene posta in risalto la velocità, oppure la vita frenetica delle città moderne ed industriali. In poche parole tutto ciò che riguarda il progresso tecnologico e meccanico rientra nell’interesse dei futuristi e partecipa della loro celebrazione della modernità e del progresso.
Nel caso di questa silografia di Renato Di Bosso, il tema storico-politico connota l'opera come una preziosa testimonianza del momento in cui l'arte Futurista era ancora legata al movimento Fascista. Dal punto di vista dello stile il futurismo di Renato Di Bosso propende per una ricostruzione meccanomorfica della realtà. Laddove, infatti, artisti come Balla o Boccioni propendevano per l'esaltazione del movimento e della velocità tramite linee dinamiche, Di Bosso preferisce affidarsi ad una staticità di tipo cubista, in un elegantissima struttura meccanica che ricorda Gris e Legèr.
Renato Righetti (Verona, 1905 – Negrar, 1982) è stato uno scultore e pittore italiano, conosciuto con il nome d’arte di Renato Di Bosso. Nel 1931 fonda il Gruppo futurista veronese. E’intorno a questi anni che, seguendo il consiglio di Marinetti, assume lo pseudonimo Di Bosso, dalla qualità del legno che predilige per eseguire le sue sculture. Nel 1932 partecipa alla I Mostra futurista triveneta di Padova e firma con Marinetti e altri artisti il Manifesto futurista per la scenografia del teatro lirico all’aperto all’Arena di Verona. Nel 1933, con Ignazio Scurto firma il Manifesto futurista sulla cravatta italiana, arrivando a realizzare In alluminio, le sue famose Anticravatte. Espone in mostre futuriste a Mantova, Roma e a Milano alla Galleria Pesaro. Dalla metà degli anni Trenta, grazie a ripetute esperienze di volo, inizia a dedicarsi all’aeropittura. Nel 1934 è alla XVIII Biennale di Venezia e alla I Mostra nazionale di plastica murale di Genova. Espone alle Quadriennali d’arte nazionale di Roma nel 1935, e nel 1939. Nel 1941, presso la Casa d’Artisti di Milano, presenta il manifesto L’aereosilografia. Nella seconda metà degli anni Sessanta, grazie alla riscoperta critica del futurismo, come molti altri pittori protagonisti del cosiddetto secondo futurismo, riprende a dipingerne soggetti, con nuovi lavori d’ispirazione aeronautica.
Spedizione e resi
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