Sconosciuto - Salvator Mundi
Sconosciuto - Salvator Mundi
SKU:Fmur004
Olio, 48x38, anno XVI-XVII secolo
Bonifico bancario
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Caratteristiche
Caratteristiche
Formato: Medio (40-100cm)
Orientamento: Orizzontale
Supporto: Tela
Soggetto: Arte sacra
Stile: Figurativo
Descrizione dell'opera
Descrizione dell'opera
Il soggetto di questo dipinto è interessantissimo, per la sua originalità e rarità. Nel complesso esso può essere riferito al modello iconografico del “Salvator Mundi”, soggetto già di per sé abbastanza inconsueto nella pittura occidentale, di cui ne riporta tutti gli attributi. Il “Salvator Mundi”, infatti, consiste in una rappresentazione di Cristo, in genere giovane, rappresentato nell'atto di benedire con la destra e reggente, con la sinistra, un globo, simbolo di universalità. Come si accennava poc'anzi sono pochi i prototipi che riportano questo soggetto, di cui il più famoso è sicuramente quello leonardesco. La particolarità di questo dipinto sta nella maniera in cui l'artista abbia insistito sulla giovinezza di questo Cristo, fatto davvero più unico che raro. Nell'esemplare leonardesco il Cristo è giovane sì, ma il suo volto rientra in una rappresentazione canonica con la barba, accennata, ed i lunghi capelli lisci. In questo dipinto, invece, Gesù ha le sembianze di un adolescente, di un elegante giovane, completamente imberbe e dalla folta capigliatura mossa. Un tipo di iconografia analoga la possiamo trovare nella versione del “Salvator Mundi” di Carlo Maratta, in cui il Cristo ha le sembianze, addirittura, di un infante.
In questa opera, effettuando un’analisi stilistica e formale possiamo notare come prevalga, in generale, uno spirito classicista. E’ un’opera senza dubbio figlia del naturalismo di fine Cinquecento che, con l’intenzione di riparare ai presunti errori compiuti dal Manierismo, si ricollegava direttamente ai grandi maestri del Rinascimento maturo. Tuttavia possiamo notare ancora dei residui estetici dell’epoca manierista che rendono la rappresentazione ancora più affascinante, già nell'originalità del soggetto, nonché in una certa artificiosità nella fisionomia del volto e una generale predilezione per le proporzioni allungate (da notare soprattutto le mani, così affusolate). Tuttavia nella monumentalità della figura e nella sua naturalezza notiamo la volontà di inserirsi in quell’estetica religiosa classica, ma più austera e dimessa, tipica della fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. A livello formale la fattura pittorica è eccezionale, con un tocco morbido e sfumato (ravvisabile soprattutto nella mobilità leonardesca dei tratti del volto) tramite il quale il soggetto si fonde perfettamente con lo spazio, emergendo scenograficamente dallo sfondo tenebroso. L'artista dimostra di sapere usare la luce per costruire ed esaltare il plasticismo del soggetto, in una maniera pittorica che già preannuncia il caravaggismo.
Come si è già accennato l’opera è figlia di un clima religioso intimo e domestico che può essere identificato con l’ambiente culturale tipico dell’epoca della Controriforma (tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo). L’opera, da un punto di vista formale, ha un carattere prevalentemente seicentesco, con il suo fondo tenebroso (che ci riporta alla cultura caravaggesca) e le tonalità scure predominanti. Il gusto è un po’ arcaizzante, con qualche fascinoso residuo manierista, anche se complessivamente, come possiamo intuire dalla monumentalità della figura e dalla sua naturalezza, l’autore è un artista che si inserisce in un clima classicheggiante.
Spedizione e resi
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